“Biennale” è una parola che dice poco, se non la si spiega accuratamente.
Due anni per fare cosa, esattamente? Con chi? Cominciando da dove? Proviamo a raccontarlo per intero, anno per anno, perché è la domanda che ci viene fatta più spesso — ed è giusto che la risposta stia da qualche parte per intero, non solo a pezzi durante un colloquio.
Primo anno: propedeutico, senza specializzazioni
C’è un errore che si fa spesso, pensando alla formazione nel cinema: credere che il primo passo sia scegliere.
Voglio fare il regista, voglio fare il montatore, voglio fare il direttore della fotografia.
Alla Méliès crediamo che sia il contrario: il primo passo è capire, e si capisce solo mettendo le mani su tutto.
Per questo il primo anno del biennale non ha specializzazioni. Ogni allievo scrive, dirige, fotografa, monta, registra il suono, produce. Non a rotazione simbolica — davvero, con esercizi pratici fin dalle prime settimane, su ogni reparto del mestiere cinematografico.
Non è un anno “facile” o “generico”. È l’anno in cui costruisci il vocabolario che userai per tutta la vita: quando qualcuno ti dirà “serve più contrasto in quella scena” o “questo raccordo non funziona”, saprai esattamente di cosa sta parlando, perché l’avrai già provato sulla tua pelle. È anche l’anno in cui capisci, senza che nessuno debba dirtelo, dove sei più forte e cosa ti fa vibrare di più. Non lo decidi a tavolino: lo scopri lavorando.
A giugno del primo anno, ogni allievo sa cosa vuole diventare. E lo sa perché l’ha provato, non perché l’ha immaginato.

Secondo anno: la classe resta unita, i ruoli si specializzano
Qui arriva la parte che spiega meglio di ogni altra la nostra idea di cinema: il secondo anno non divide la classe in aule separate. Non esiste “l’aula dei registi” e “l’aula dei montatori”. Esiste un’unica classe che lavora insieme, in cui ogni allievo approfondisce un ruolo specifico dentro una troupe che resta collettiva.
Le specializzazioni possibili sono tre track:
- Regia, Sceneggiatura e Montaggio — per chi vuole guidare il racconto dall’inizio alla fine
- Fotografia e Color Correction — per chi vuole controllare l’immagine
- Suono e Post Suono — per chi vuole costruire il paesaggio sonoro del film
Ogni allievo indica due preferenze — una primaria, una secondaria — e l’assegnazione è decisa da una commissione di docenti, sulla base del percorso fatto nel primo anno, delle attitudini dimostrate e della motivazione. I posti in ogni track sono limitati e cambiano ogni anno in base al numero di iscritti, per una ragione molto pratica: in una vera produzione, tutti i ruoli devono essere coperti. Non servono quindici registi e nessun fonico — servono squadre complete.
Il risultato è che al secondo anno giri fianco a fianco con compagni che hanno scelto strade diverse dalla tua, sui lavori che la classe realizza insieme.
È esattamente come funziona un set vero — e quando finirai il biennale, non sarà la prima volta che lo vivi.

Terzo anno: il tuo progetto, da zero a compiuto
Il terzo anno è facoltativo, e va detto con chiarezza: il biennale è già un percorso completo. Ma per chi vuole andare oltre, il terzo anno esiste per una cosa sola — realizzare un progetto personale, dall’inizio alla fine, con il tutoraggio dei docenti della scuola.
Non ci sono lezioni frontali. C’è il tuo film: lo scrivi, ne organizzi la produzione, lo giri, lo monti, lo porti a compimento. I docenti non insegnano più un programma — ti accompagnano nel tuo. È la differenza tra imparare a nuotare in piscina e nuotare davvero in mare aperto, con qualcuno che resta a bordo della barca pronto a intervenire se serve, ma che non nuota più al posto tuo.
Per attivarsi, il terzo anno richiede un numero minimo di 6 iscritti tra chi ha completato il biennale — un progetto personale seguito da vicino richiede una scala sostenibile, sia per la scuola che per la qualità del tutoraggio. Se in un’annata non si raggiunge questo numero, chi ha diritto al terzo anno viene inserito nell’edizione successiva, mantenendo comunque ogni condizione di prezzo garantita.

Due anni che si somigliano poco, e proprio per questo funzionano
Il primo anno ti apre tutte le porte. Il secondo te ne fa scegliere una, senza chiuderti dentro una stanza isolata. Il terzo, se lo vuoi, ti mette davanti al tuo primo vero film, senza nessuno che lo faccia per te.
Non è un caso che siano così diversi tra loro. È esattamente il percorso che serve per passare da “non ho mai girato nulla” a “ho un film mio, finito, con il mio nome sui titoli di coda“.
Ecco il capitoletto, pensato per stare come sezione autonoma — te lo consiglio subito dopo la sezione sul terzo anno, prima della chiusura “Due anni che si somigliano poco”:
La Borsa di Studio Méliès: il merito che si vede negli anni
Ogni anno, in ogni classe, un allievo riceve la Borsa di Studio Méliès — uno sconto del 50% sull’anno successivo del proprio percorso.
Non è un premio al più bravo in senso assoluto. È assegnato da una commissione di docenti sulla base di tre criteri: l’impegno e la crescita dimostrati durante l’anno, la qualità del lavoro prodotto, e il contributo dato alla classe. L’ultimo criterio, in un percorso come il nostro, pesa quanto gli altri due: nel cinema non vince chi brilla da solo, vince chi fa funzionare la troupe. Un allievo che è cresciuto moltissimo e ha aiutato i compagni a crescere vale, ai nostri occhi, più di chi era già avanti in partenza e ha lavorato per sé.
Nel biennale, la borsa di studio si applica due volte, in due momenti diversi:
A fine primo anno, l’allievo premiato riceve il 50% di sconto sul secondo anno del biennale. È il riconoscimento di chi, nell’anno propedeutico — quello in cui tutti fanno tutto — ha dimostrato più di altri di aver capito cosa significa lavorare sul serio in una troupe.
A fine secondo anno, l’allievo premiato riceve il 50% di sconto sul terzo anno facoltativo. Qui il criterio si affina: non basta essere stati bravi nella propria track, conta anche come ci si è mossi dentro una classe che, come abbiamo raccontato, resta unita pur specializzandosi in ruoli diversi.
La borsa di studio ha validità di un anno: va esercitata al momento dell’iscrizione successiva. Non è un buono da tenere in un cassetto — è pensata per essere usata subito, nel momento in cui serve davvero.
Vuoi sapere se il Biennale di Cinema è il percorso giusto per te? Il colloquio di orientamento è gratuito, senza impegno, e non è una selezione.
